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Disturbi della Percezione Spaziale
Scritto da Dott. Alessio Penzo Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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DISTURBI DELLA PERCEZIONE SPAZIALE

 

 

PERCEZIONE SPAZIALE

 

Con il termine “percezione spaziale” si intende quell’attività di analisi delle relazioni spaziali tra gli stimoli e tra questi e l’osservatore, nelle varie modalità sensoriali considerate singolarmente o nel loro insieme.

 

VIA DORSALE E VIA VENTRALE

 

E’ noto che l’informazione visiva, una volta giunta nella BA17, procede seguendo due vie parallele anatomicamente e funzionalmente ben distinte:

 

-           La via ventrale, detta anche occipito-temporale, sarebbe devoluta alla percezione del colore, della forma e delle caratteristiche necessarie all'identificazione degli oggetti; per tale ragione è definita anche “via del cosa è”. Tale via infatti riceve input principalmente dal sistema retino-geniculo-corticale parvocellulare  che è costituito da neuroni di più piccole dimensioni che sono maggiormente sensibili a stimoli stazionari e a caratteristiche quali il colore, il contrasto e la frequenza spaziale. 

-            

-           La via dorsale, detta anche occipito-parietale, sarebbe devoluta alla visione spaziale necessaria soprattutto per giudicare la collocazione degli oggetti nello spazio; per tale ragione è definita anche “via del dove”. Tale via infatti riceve input principalmente dal sistema retino-geniculo-corticale magnocellulare, caratterizzato da grandi neuroni che rispondono meglio a stimoli visivi in movimento anche di basso contrasto e di bassa frequenza spaziale.

 

La percezione visuo-spaziale dunque è mediata principalmente dal sistema dorsale.

 

 

PERCEZIONE VISUO-SPAZIALE, I 3 ASPETTI PIU’ STUDIATI

 

In ambito neuropsicologico la percezione visuo-spaziale è stata studiata principalmente nei 3 seguenti aspetti:

 

-     La localizzazione degli stimoli, il cui studio ha evidenziato una superiorità dell'emisfero destro.

 

-     La percezione dell'orientamento delle linee, il cui studio ha evidenziato anche qui una superiorità dell'emisfero destro.

 

-     La percezione della distanza: quest'ultima è mediata da diversi meccanismi di cui uno binoculare, ossia la stereopsi, e gli altri monoculari. La stereopsi è la capacità di discriminare la distanza degli oggetti in base alle informazioni provenienti da entrambi gli occhi. La loro differente collocazione infatti determina la formazione, su ciascuna retina, di proiezioni leggermente diverse della stessa scena visiva. Tra le due immagini e retiniche vi è cioè una differenza della distanza angolare rispetto alla fovea che è definita disparità retinica o parallasse binoculare.

Diversi studi condotti sulle scimmie hanno evidenziato la presenza di neuroni che rispondono alla disparità binoculare nelle aree V1, V2 e V3. La rimozione dell'area V1 o dell'area V2 determina una compromissione della stereopsi locale, quel meccanismo attraverso il quale l'informazione sulla profondità deriva da un confronto punto per punto. La lesione bilaterale del lobo temporale invece determina stereopsi globale, quel meccanismo che rende possibile il riconoscimento della forma tridimensionale.

 

Inoltre sono state rivelate asimmetrie emisferiche con una maggiore difficoltà dei cerebrolesi destri nei test di acuità stereoscopica che implicano il meccanismo della stereopsi globale, mentre tali differenze risultano assenti nel caso dei test che esaminano la stereopsi locale.

La lesione totale del corpo calloso non compromette la visione stereoscopica, il che significa che ciascun emisfero è dotato di tale abilità.

 

 

PERCEZIONE SPAZIALE TATTILE

 

La percezione di configurazioni spaziali attraverso il tatto, può essere estrapolata sia mediante un'esplorazione attiva dell'ambiente, sia mediante il cosiddetto “tatto passivo” .

 

Riguardo alle differenze emisferiche rispetto al tale abilità, diverse ricerche hanno evidenziato quanto segue:

-Una maggiore capacità dell'emisfero destro-mano sinistra nell'analisi di forme complesse prive di significato, nella discriminazione dell'orientamento delle linee e nella categorizzazione delle forme degli oggetti. Inoltre è emersa anche una maggiore compromissione nella lettura di caratteri braille da parte di soggetti non vedenti, congeniti e non, con lesione emisferica destra. La PET ha infatti evidenziato un'attivazione, oltre che dell'emisfero controlaterale alla mano utilizzata nella lettura, anche della BA17, della giunzione temporo-occipitale e del giro-sovramarginale nell'emisfero sinistro, ossia le aree implicate nel linguaggio. Queste attivazioni inoltre erano più intense quando la lettura veniva praticata con la mano sinistra.

E’probabile dunque che la maggiore abilità della mano sinistra nella lettura di caratteri Braille sia dovuta ad una maggiore capacità dell'emisfero destro nell'analisi delle caratteristiche spaziali degli stimoli.

Vista l’attivazione della BA17 inoltre, si ritiene che la corteccia somatosensoriale sia in grado di attivare le aree della corteccia visiva primaria deputate all'analisi delle caratteristiche elementari delle forme ridistribuendo in tal modo le informazioni tattili nello spazio retinotopico.

 

 

PERCEZIONE SPAZIALE UDITIVA

 

Per quanto riguarda la percezione spaziale uditiva, l'apparato uditivo permette una localizzazione dello stimolo solo sulla base delle differenze di intensità e di tempo di stimolazione tra le due orecchie.

L'analisi che consente di localizzare la fonte del suono, inizia già a livello del tronco encefalico e si completa a livello della corteccia uditiva.

È stato infatti osservato che la lesione unilaterale della corteccia uditiva determina deficit di localizzazione sonora, mentre la lesione di zone specializzate per specifiche frequenze sonore, determina un deficit di localizzazione di quelle specifiche frequenze.

È stato inoltre osservato che questi deficit di localizzazione sono più frequenti e più gravi in seguito alla lesione dell'emisfero destro.

Poiché anche i soggetti normali svolgono con maggiore accuratezza i compiti di localizzazione di stimoli sonori presentati nell’emicampo uditivo sinistro piuttosto che nel destro, si ritiene che quest'ultimo presenti una superiorità dell'elaborazione delle informazioni spaziali uditive.

 

 

 


 
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